Gestione ambientale
Sotto il profilo della gestione ambientale, ossia l’organizzazione che l’ente che gestisce il porto si dà per garantire la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile ai più alti standard, il 93% dei porti intervistati dall’ESPO Environmental Report 2023 si è dotato di un inventario della legislazione ambientale vigente. La legislazione ambientale delinea le leggi e i regolamenti che disciplinano la protezione e la preservazione dell'ambiente. Mantenendo un inventario di questa legislazione, le autorità portuali possono garantire di essere a conoscenza e di rispettare tutti i requisiti ambientali applicabili. Il rispetto delle leggi ambientali è fondamentale per evitare sanzioni legali e multe
Inoltre, il 92% dei porti si è dotato anche di una Politica Ambientale, di un inventario degli Aspetti Ambientali Rilevanti e di un programma di monitoraggio ambientale.
Mentre la Politica Ambientale del porto, stabilendo i principi guida che modellano l’approccio alla gestione ambientale, serve come base per il processo decisionale e fornisce un quadro per la definizione di obiettivi e traguardi ambientali, l’Individuazione e documentazione degli Aspetti Ambientali Significativi consente ai porti di valutare i potenziali impatti ambientali delle attività, dei prodotti e dei servizi funzionanti nell’area portuale. Aiuta a valutare sistematicamente le interazioni tra le attività portuali e l’ambiente, compresa la qualità dell’aria, la qualità dell’acqua, i livelli di rumore, la produzione di rifiuti, il consumo di energia e l’impatto sulla biodiversità, consentendo ai porti di dare priorità ai propri sforzi di gestione ambientale e di allocare le risorse in modo efficace.
Analoga funzione hanno gli obiettivi di miglioramento ambientale che hanno definito il 90% dei porti intervistati. Si tratta di obiettivi specifici e misurabili che il porto intende raggiungere, guidando l’allocazione delle risorse e degli sforzi verso la sostenibilità ambientale.
Il 69% dei porti ha conseguo di un Sistema di Gestione Ambientale certificato (EMS), PERS, ISO 14001 o EMAS. Sebbene il dato sia in diminuzione rispetto al 2022, vale la pena notare che questo particolare indicatore segue un lungo periodo di aumento del 15% negli ultimi dieci anni. La crescita testimonia che il settore ha accettato l’importanza di dimostrare la propria competenza nel gestire le proprie responsabilità ambientali sulla base di un’autoregolamentazione volontaria che è stata verificata in modo indipendente rispetto agli standard internazionali di qualità.
I rappresentanti delle principali compagnie assicurative affermano che le prestazioni ambientali di un porto e soprattutto la sua politica di prevenzione dei rischi vengono “prese in considerazione” nel calcolo dei premi. Standard come il PERS sono componenti riconosciuti di un approccio responsabile. Tale certificazione può anche essere una condizione per ottenere finanziamenti a sostegno dello sviluppo dei porti e dei terminal, aspetto da non sottovalutare, dato che secondo Port Investments Study 2024 dell’ESPO il fabbisogno di investimenti degli enti di gestione dei porti europei ammonta a circa 80 miliardi di euro per i prossimi 10 anni, fino al 2034.
Anche i porti usano la leva economica per incentivare gli armatori ad adottare navi più sostenibili. Il 63% dei porti, infatti, prevede tariffe differenziate per le navi che rispettano standard ambientali superiori a quelli richiesti dalle normative vigenti. Il 57% dei porti intervistati offre tariffe più vantaggiose a quelle navi che garantiscono la gestione/segregazione dei rifiuti, prodotti a bordo; mentre il 55% dei porti offre tariffe scontate a quelle navi che garantiscono la riduzione delle emissioni atmosferiche. Un ulteriore 38% dei porti prevede, nei prossimi due anni, di introdurre diritti portuali differenziati in base a criteri ambientali.
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