Le normative e i sussidi per la transizione

Uno dei principali attori nella transizione verde nel trasporto marittimo è rappresentato della strategia dell'Organizzazione marittima internazionalearrow-up-right (International Maritime Organisation IMO), che delinea una serie di misure, tra cui miglioramenti operativi, innovazione tecnologica e combustibili alternativi. Inizialmente lanciata nel 2018arrow-up-right quando, tra le altre misure, era prevista una riduzione del 50% delle emissioni di gas serra rispetto al 2008, la strategia IMO è stata rivista a luglio 2023arrow-up-right con nuovi e più rigorosi obiettivi che mirano a zero emissioni totali annue di gas serra derivanti dal trasporto marittimo entro il 2050. Questi comprendono due fasi intermedie, vale a dire una riduzione di almeno il 20%, mirando al 30%, entro il 2030, e una riduzione di almeno il 70%, mirando all'80%, entro il 2040.

Un ruolo importante in questo processo di transizione lo gioca l’Unione Europea. Il senso di urgenza e un ampio consenso globale sulla necessità di un’azione per il clima hanno subito un’accelerazione significativa dopo l’accordo di Parigi del 2015. In ambito europeo tale urgenza ha portato a varare il Green Deal.

Infine, non meno importanti sono i piani nazionali varati dai singoli Paesi, che recepiscono e declinano le normative europee secondo le esigenze del proprio territorio. In particolare, per l’Italia a luglio 2021 è partito Piano nazionale cold ironing e dovrebbe concludersi a giugno 2026. Obiettivo del piano è la riduzione delle emissioni di anidride carbonica nelle aree portuali interessate. Tale iniziativa si inserisce in un ambito più ampio, denominato “Porti Verdi”, che prevede interventi in materia di energia rinnovabile ed efficienza energetica nei porti finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

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